Talento anarchico, provocatorio, abrasivo, anticonformista e amante del rischio e delle birichinate, e tanti e tanti altri potrebbero essere gli aggettivi adatti per descrivere un genio come il fotografo Brian Duffy, ma non basterebbero per rappresentare a pieno la sua eclettica personalità.
“The man who shot the Sixties” , così lo presentò la BBC nel 2010 in un documentario a lui dedicato. Sono proprio lui e le sue opere i protagonisti della mostra presentata al Museo Nazionale Alinari della Fotografia dal 12 gennaio al 25 marzo (evento inserito nelle manifestazioni di Pitti Immagine). Una mostra che si può dire essere letteralmente rinata dalle ceneri: 160 fotografie recuperate faticosamente negli anni dal figlio Chris, dopo il falò fatto nel giardino dietro casa dal padre con il lavoro di anni.

Benson & Hedges, Birdcage, 1977 © Duffy Archive - David Bowie, Aladdin Sane © Duffy Archive
Lo stile puramente avanguardista di Duffy si riflette in ogni sua foto, definendo il linguaggio visivo tipico della Swinging London degli anni Sessanta. L’insieme di immagini iconiche, rare e inedite presentate offre un vero e proprio catalogo dell’iconografia culturale di quegli anni. Celebre la copertina del disco Aladdine Sane di David Bowie o la surreale campagna pubblicitaria per Benson & Hedges. Nei suoi scatti si rivive l’atmosfera tipica del linguaggio visivo dinamico che si affermò in un momento in cui Londra era l’epicentro di tutto ciò che era cool.
“Nella fotografia non ci sono né odori né suoni. In un certo senso racconta la verità pur essendo una bugia”. (cit. Brian Duffy).
Chris Duffy ph. Silvana Grippi
Simone Nencini
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