|
Scritto da Angela Mori
|
|
Giovedì 23 Aprile 2009 13:08 |
Perdersi nella medina è la cosa più naturale che possa accadere quando cammini per le strade, i vicoli e le viuzze di una città come questa. Ed è anche la cosa più auspicabile, perchè se pensi di trovare la Place as- Saffarine o il museo Nejjarine con l'aiuto di una cartina, non li troverai mai. Se ti perdi, invece, come per magia, prima o poi, i luoghi che ti interessava vedere ti si svelano e rivelano inaspettatamente senza il minimo sforzo. Ma soprattutto ne scopri tanti altri che nessuna guida sarebbe in grado di indicarti.
Pare che la medina di Fes sia la più grande città islamica medievale del mondo e la sua grandezza si sente tutta nei polpacci, la sera, prima di andare a letto. Ma la si sente anche nell'infinità di odori, suoni e colori che le sue stradine offrono ai curiosi turisti travolti dalla frenesia di chi nella medina vive e lavora.
Il via vai dei muli carichi di tutto quello che uno non riesce nemmeno ad immaginare, scandisce i tempi e le soste delle persone distratte dagli inviti dei commercianti ad entrare nei loro negozi o dai ragazzini che si offrono di fare da guida nel dedalo infinito. Oltre che dai muli, le stradine sono percorse anche dai gatti.
I gatti della medina hanno capito come si sta al mondo. Sornioni e fiduciosi stanno immobili sotto il bancone del macellaio in attesa che qualche bocconcino di ciccia finisca nelle loro fauci.
Gli odori più frequenti che si sentono sono quelli della carne allo spiedo, dell'arancia spremuta, dei ceci cotti che ti vendono come snack agli angoli delle strade, della menta che usano in quantità industriale nel tè. Ma a Fes non c' è solo l'odore soave del cibo, c'è anche l'odore nauseabondo e rivoltante che si sente non appena ci si avvicina al quartiere delle concerie. Le concerie di Fes sono una realtà affascinante e sconcertante. Dai terrazzi delle case e dei negozi che le circondano si puo' vedere come nel terzo millennio ci siano ancora persone che lavorano con sistemi medievali. Uomini che si immergono nelle vasche delle tinture e sorreggendosi sulle braccia si sollevano e si calano nel colore pigiando con le gambe il pellame a mollo, come si fa con l'uva. Alcuni turisti, che dai terrazzi stanno a guardare, per riuscire a sopportare quell'odore, sniffano foglie di menta probabilmente offerta dalle loro guide. Altri, che non hanno la guida, si inebriano di quel puzzo, melange di pelle scuoiata, di cacca di piccione che usano nella lavorazione e di tanti perchè.
|