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Scritto da Angela Mori
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Giovedì 15 Maggio 2008 08:47 |
Come un vecchio segugio alla vigilia di Ferragosto, sono stata praticamente scaricata in autostrada, all'incrocio di An Nabek, dall'autobus che da Homs portava i passeggeri fino a Damasco. Visto un certo mio disorientamento, un signore alla guida di un'auto furgonata, mi ha chiesto dove fossi diretta e cosi' per 250 sp si e' reso disponibile a portarmi a Deir Mar Musa. Si fa fatica ad immaginare un monastero nel deserto, e forse per questo, quando ci si arriva ti rendi conto che ogni pietra che sta dentro quella secolare costruzione aggrappata alla roccia trasmette una bellezza impossibile da descrivere. Sono arrivata mercoledi scorso. Il giorno del bucato settimanale. Un centinaio di lenzuola stese sul grande terrazzo che si affaccia sull'immensita' del deserto mi hanno accolto insieme ai monaci, le monache e gli ospiti del monastero. A Deir Mar Musa nessuno ti chiede di che religione sei e perche' sei li'. Cristiano, musulmano, ortodosso,buddista, ateo, di qualsiasi religione uno sia o non sia, e' il benvenuto. Per qualche ora, qualche giorno o qualche anno tutti sono accolti con grande calore a Deir Mar Musa.Gli ospiti partecipano alla vita comunitaria ad esempio collaborando attivamente alle pulizie e alla preparazione dei pasti.Nei sei giorni trascorsi al monastero ho sbucciato e pulito quantita' industriali di cetrioli,fagiolini e pomodori,rigovernato centinaia di tazze, ripiegato le lenzuola che mi avevano accolto. I momenti piu' suggestivi li ho vissuti durante la meditazione serale che si svolege nella piccola chiesa che ancora conserva affreschi che risalgono all'XI secolo, ma ancora di piu' durante la messa che padre Paolo il sacerdote che ha fatto rinascere il monastero dopo che era stato abbandonato nel 1800, celebra ogni sera in una suggestiva atmosfera arcaica dove tutti quanti, monaci, ospiti e sacerdote stanno seduti per terra, sui tappeti,come fossimo in una moschea. Grazie a Paolo, Deir Mar Musa e' diventato un luogo di incontro e di dialogo interreligioso. Un piccolo ma significativo esempio e' dato dalla presenza di un quadro in cui e' scritta la frase che apre ogni sura del corano, posto su una parete all'interno della chiesa e rivolto verso la Mecca, verso il quale i musulmani che visitano il monastero, se vogliono, possono indirizzare le loro preghiere. Prima di andare a Deir Mar Musa,pensavo di dover fare vita ritirata e penitente, invece mi sono ritrovata in mezzo ad una allegra, cosmopolita e curiosa brigata. Il logorroico Carlton Anthony, regista di Hollywood,che leggeva la bibbia in latino e con la passione delle marmellate di petali di rosa che ogni giorno preparava per la delizia dei nostri palati. L'apparentemente bizzarra Anne Marie di Vienna,signora sessantenne, che ogni tanto lascia il gatto, le rose, e quattro figli per dedicarsi ai viaggi. Antonio, buddista, di Milano, assetato di notizie dall'Italia, soprattutto quelle che riguardavano il derby Milan- Inter. Rosalynd di Londra, venuta in Siria con un gruppo, dal quale e' scappata dopo qualche giorno, ritrovandosi poi senza visto e biglietto per il ritorno. Alessandra di Roma, giornalista RAI, arrivata al monastero con l'obiettivo di non sentire parlare per una settimana di Berlusconi e della politica italiana e che non appena ha varcato la soglia (da quella minuscola porticina che ha visto entrare tutti noi) la prima domanda che si e' sentita rivolgere da due italiani in isolamento (tra cui la sottoscritta)"ma Berlusconi l'ha formato il nuovo governo? Ci faresti la lista dei ministri?". Eppoi i monaci. Uda, con la sua severa dolcezza.Diane, fragile novizia.Butros, che una sera ha marcato visita alla meditazione per andare a vedere la partita di calcio a casa del pastore che vive in un simpatico casolare nel deserto insieme alla moglie, 58 capre e una televisione con 300 canali satellitari.I dolcissimi Yusef e Daniel, tutti quelli gravitano intorno al monastero e tutti quelli che in quest' ultima settimana del mio viaggio ho conosciuto a Deir Mar Musa, mi hanno fatto vivere una esperienza straordinaria di condivisione e allegria.
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