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La festa del Pd è iniziata.
A quella di Torino è stato invitato Renato Schifani.
Che le feste del Pd ormai non fossero più la rappresentanza del "popolo di sinistra" era chiaro già da molto tempo; da quando i dibattiti veri sono iniziati a scarseggiare; da quando alle feste non tirava più aria di "Unità" che è rimasta senza eredi.
In un momento politico così teso dagli spropositi del Pdl, dove viene proclamata e difesa la "non procedurabilità"; (titiola La Repubblica di oggi in seconda pagina: Il Cavaliere spiazza Alfano e Ghedini "Almeno lavorate per la prescrizione") Piero Fassino ha tacciato di "antidemocratici" e "squadristi" chi si sentito offeso e tradito dalla partecipazione di un Presidente del Senato che niente ha a che fare con le problematiche della disoccupazione, del precariato, dei licenziamenti; di chi non ha futuro perchè tolto dal suo schieramento politico.
Il vicedirettore del Tg3 Giuliano Giubilei - riporta "Repubblica" di oggi - si è rivolto al pubblico tacciandolo di "fascisti". Forse non gli è chiaro il concetto di "ruolo di appartenenza".
Perluigi Bersani ha replicato:" ...Le nostre feste sono luoghi aperti di discussione politica..." Peccato si voglia intrattenere "discussione politica" con chi è stato accusato di aver avuto frequentazioni con boss mafiosi.
Ancor più grave l'invito ad una "festa" che dovrebbe rappresentare le fasce sociali più deboli, quelle maggiormante umiliate dalle decisioni di questo Governo.
Se Bersani, Fassino - o l'intero Pd - vogliono fare "discussione politica" con chicchessia almeno non sia fatta in un luogo dove la gente spera ancora - ingenuamente, viste le risultanze - di trovare sostegno e correttezza.
Forse i rappresentanti del Pd considerano ormai antiquato parlare a difesa degli operai; forse i rappresentanti del Pd non si riconoscono più nei valori antichi.
I valori nell'accezzione attuale non vengono più considerati sentimenti collettivi ma forse solo perdite di tempo che non vale la pena ritrovarvisi.
Con la morte del comunismo europeo sono morti anche i comunisti italiani non riconoscendo il valore dei suoi predecessori cime Enrico Berlinguer che nella sua lungimiranza aveva già tentato di prendere le distanze dalla dittatura russa.
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