E' stato presentato - dall'Assessore alle Politiche Sociali Alessia Ballini - un Rapporto sulle Associazioni di volobntariato in provincia di Firenze. Una fotografia sociale che si avvicina alla realtà in quanto i dati sono stati forniti dalle stesse associazioni. Circa 578 organizzazioni sono distribuiti sul territorio dei 44 comuni.
Il Comune di Firenze risulta essere uno dei principali luoghi dove nascono molte associazioni sociali e culturali a Firenze sono 267 le associazioni presenti nel registro del volontariato ma molte hanno partita iva e lavorano nel territorio come alternativa o sostituti a: Bar, Teatri, Cinema, Spettacoli, Scuole, Gallerie, Istuituzioni sanitarie, Badanti, ecc. Ci viene da chiedere quali sono gli scopi preposti e se ogni anno sono fonte di lavoro e/o socialmente utili, e ancora presentano bilanci sociali?
Dai dati presenti nella relazione circa 277.304 sono i soci presenti nella associazioni nel 2005 di cui 133.266 uomini e 133.266 donne (per lo meno in questo c'è parità). In termini percentuali circa il 32 per cento delgi abitanti della provincia è socio di una associazione di volonatriato. Il personale retribuito risulta: 168 (mancano certamente quanti a nero e quanti veramente fanno del volontariato una missione), 1.737 sono le persone che lavorano nelle organizzazioni: 950 come dipendenti e 787 come collaboratori, mancano quanti stagisti e tirocinanti lavorano gratuitamente e quanti a notula. Tra i dipendenti: 499 donne e 451 uomini per un totale di 1.134.426.
Naturalmente l'associazionismo (terzo/quarto settore) è fonte di lavoro per molti giovani, stranieri e/o anziani in pensione, ma mi domando - per le aasociazioni storiche - perché non sono previste forme di sostentamento per poter provvedere alle spese pricipali quali: affitto, luce, acqua, riscaldamento, telefono e/o internet, comprese le persone per i lavori di segreteria?
Sapete quanto costamantenere tutto questo: circa 20 mila euro l'anno. La fatica che ogni associazione - di buona volontà - fa per mantenersi a galla è tanta, mentre per alcune associazioni (raccomandate) protette dalle istituzioni pubbliche o private o che fatto attività commerciale, hanno i loro grossi guadagni.
Perché non andiamo ad indagare se tutti sono in linea con le loro progettiualità sociali e, quando le entrate non bastano, vobrebbero essere degli aiuti, dov'è finito l'ipotetico 5 per mille?
DEApress/Silvana Grippi
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