Si è tenuta ieri nel Salone dei Cinquecento, in Palazzo Vecchio, l’inaugurazione del Maggio Musicale Fiorentino, quest’anno all’insegna dell’opera di Richard Strauss. Il convegno internazionale di studi che si concluderà il prossimo 29 aprile (con appuntamenti tutti nell’aula magna dell’Università di Firenze, in Piazza San Marco), è dedicato infatti all’opera “Die frau ohne schaffen” (la donna senza ombra) del celebre compositore bavarese.
Dalle ore 17 alle 19 si sono succeduti gli interventi di sei studiosi e personaggi istituzionali (assente il sindaco Renzi, i saluti istituzionali di Francesco Giambrone, Gerard Wolf e Michele Papa e l’introduzione al convegno di Mario Ruffini e Giovanni Vitali), oltre ai saluti dei due cittadini onorari di Firenze Zubin Mehta e Max Seidel (cui è dedicato il convegno). Ha concluso l’incontro la lectio magistralis tenuta da Alberto Arbasiano, già anticipata nel suo testo su “La Repubblica” del 19 aprile.
Quasi inutile descrivere lo sconcerto dei ‘non-arbasiniani’ tra i presenti, di fronte al libero flusso di parole e associazioni e citazioni e aneddoti e burle e ancora parole (e soprattutto: parole) dell’autore di “Fratelli d’Italia”. Ma chi non l’ha mai letto, o lo ha semplicemente letto come lector magistralis straussiano, non può non aver sognato la sua comoda casa (e il comodo letto) mentre questa prosa intricata e a tratti incomprensibile (anche a causa di una pessima acustica nel grande Salone – noto) proseguiva nella sua cavalcata ininterrotta. Chi già lo conosceva, invece, ha saputo gustarsi lo ‘spettacolo’, e ridere alle battute (sebbene tra il pubblico mancasse un perfetto sincronismo nelle reazioni di ilarità).
Un’ultima e forse ancora più pesante ‘ombra’ ha però gravato sul Salone durante l’intera inaugurazione. Quella del ‘decreto Bondi’ (più volte definito ‘decreto-ombra’ a causa della totale ignoranza dei suoi effettivi contenuti) che minaccia imprevedibili tagli allo spettacolo ed in particolare al mondo del teatro, impoverendo inevitabilmente i contenuti della annuale rassegna fiorentina, e ponendo i presentatori del convegno nella paradossale situazione di dover presentare uno spettacolo che, forse, non potrà essere rappresentato.
Simone Rebora
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