DANIELE SILVESTRI E L’ORCHESTRA DI PIAZZA VITTORIO (ITALIA)
Dopo la musica dal Libano, Spagna, Francia, Algeria e Marocco una produzione inedita dall’Italia chiude la serata di Medwave a Italia Wave Love Festival. Daniele Silvestri e l’Orchestra di Piazza Vittorio saranno per la prima volta insieme in un concerto, anzi un “Road Concert” che mette Roma e l’Italia al centro del Mediterraneo. Sul Main Stage di Livorno Silvestri e la multietnica e romana Orchestra di Piazza Vittorio partiranno per un viaggio che dalle strade di Roma arriverà ad abbracciare l’intero Mediterraneo in un intreccio di musica, lingue, razze, culture e orizzonti che arriva ben oltre i confini del Mare Nostrum. A dare il via al percorso sarà la musica di Silvestri al quale si uniranno man mano sul palco i membri della multiforme Orchestra fino creare un’unica grande realtà che, nelle sue mille sfaccettature, racconta una storia ancora in corso iniziata migliaia di anni fa.
Daniele Silvestri. Dal 1994, anno del suo esordio, ad oggi Daniele Silvestri si è affermato come uno dei cantautori italiani maggiormente apprezzati da pubblico e critica. In oltre quindici anni di carriera e con nove album all’attivo, Silvestri si è distinto per la continua ricerca musicale e uno stile compositivo unico che alterna testi ironici e leggeri all’impegno di brani dedicati ad argomenti come la critica sociale, la guerra, l’impegno. Nel corso della sua carriera, costellata di premi prestigiosi, tour di successo e la partecipazione a grandi eventi, Silvestri ha firmato colonne sonore anche per cinema e teatro, senza dimenticare le numerose collaborazioni con colleghi come Mina, PFM, Subsonica, Inti Illimani, Rocco Papaleo, Tetes de bois e Otto Ohm.
Orchestra di Piazza Vittorio. La storia parte dal quartiere Esquilino, a Roma. Un quartiere che ruota intorno a una piazza dal cuore romano e tanti colori in più: Piazza Vittorio. Luogo di passaggio e di convivenza per tante razze, la sua atmosfera ha ispirato Mario Tronco nell’idea di formare L’Orchestra di Piazza Vittorio. Tanti musicisti differenti tra loro per origini, strumenti, esperienze. Tutti insieme appassionatamente in un’Orchestra che suona e reinventa la musica del mondo con una nuova energia, quella che il pubblico si scopre addosso dopo ogni concerto. L’Orchestra nasce nel 2002, con grandi difficoltà nel trovare spazio nel mondo della musica e sostegno economico per poter suonare. Da allora però non è cambiata la voglia di fare musica e di divertirsi insieme a chi ascolta e sa ascoltare quanto c’è di bello nel nuovo suono del mondo.
HINDI ZARA (MAROCCO)
Appena appoggia le sue labbra sul microfono, l’orecchio si tende con dolcezza, in modo irresistibile. Hindi Zahra declina le sue originali melodie con dolci modulazioni di frequenza. Le chitarre l’accompagnano senza forzare i suoi tratti, con un accento gitano tra le righe e un cenno di blues con la B maiuscola. In ogni istante il tempo si sospende. In ogni momento lei accompagna l’intensità con l’intimità, vibrazioni poetiche con un velato timbro felino. A trent’anni, Hindi Zahra non è né una star accademica né un’esponente di spicco di jazz vocale. Per lei la musica è una questione di famiglia, il romanzo della sua vita. La vita di una Berbera nata in Marocco, un padre militare e una madre in casa, commediante e cantante riconosciuta nel villaggio, e poi gli zii musicisti della scena post-psichedelica del Marocco di allora. E’ cresciuta in questo modo, ascoltando le dive del raï e del châabi, come Rimitti, e quelle Egiziane come Oum Khalsoum, tra musica tradizionale berbera e rock’n’roll del deserto. Ma anche non lontana dal blues maliano di Ali Farka Touré e dal folk sensuale di Ismaël. Prima di attraversare il mediterraneo per raggiungere il padre a Parigi. Lascia la scuola e ottiene il suo primo lavoro a 18 anni al Louvre. « Ho incontrato l’arte. Ero una giovane contemplativa verso la natura. I quadri mi provocavano la stessa sensazione». I pittori fiamminghi la calmavano, come la musica da sempre. «il suono ha sempre nutrito il mio immaginario». La vita desiderata da questo angelo diverrà presto realtà. Continua a lavorare in segreto di notte su testi malinconici e compone le melodie durante questi ani. «Per la musica posso lavorare molto duramente e per molto tempo».

Prima di passare davanti al microfono, lei che apprezza il groove afro-americano di Aretha Franklin, 2Pac, e Tribe Called Ouest in particolare, ha appreso il mestiere accanto ad altre coriste soul influenzate dall’hip hop. Prima si crea un universo che rassomiglia alla sua personalità, di cui questa ragazza autodidatta traccia i contorni a partire dal 2005, componendo una cinquantina di pezzi in un anno. Da questi estrae due perle. In principio “Oursoul”, un titolo con una duplice lettura, che possiamo tradurre con “il nostro spirito” dall’Inglese, ma che in effetti significa in questa canzone “il passato antico” in berbero… Con un arrangiamento in stile folk americano, la canzone racconta i sogni svaniti di una ragazza promessa inmatrimonio. E in seguito “Beautiful tango”, una ballata con accenti di eterna nostalgia, un inno al’amore, come un pensiero triste per fare vibrare le anime sensibili. «Ero sicura di questa melodia ed è stato un sollievo quando le parole sono venute naturalmente» ci confida. “Beautiful tango” è stata accolta dal mensile “The wire”, mensile di riferimento della musica esigente d’oltre-manica intravedendo in lei la degna erede di Billie Holiday. « Il jazz è l’unico luogo dove ho potuto riconoscere dei tratti miei. Il Jazz è libertà di creare. E’ una grande scuola ». Una quarantina di minuti, una buona dozzina di canzoni, proprio quante servono per questo primo album che produce, realizza e arrangia un po’ per volta, già con notevole maturità: lo stato d’animo di una donna sofisticata. «Io scrivo un testo; provo a suonare un riff, registro la chitarra e gli elementi ritmici. E dopo ci metto le parole e le aggiusto.» Dallo stile al piano e dalle idee all penna, Hindi Zahra ci cava un solco originale, una colonna sonora finemente organizzata, tra ballate soul-folk-jazz dove affluiscono le sue origini sud marocchine, alla frontiera con la cultura nera. Prima con il suono di un Bendir, poi con un tocco di basso ganoua, infine con un testo in berbero come “Imir Simik” (A piccoli passi). Questo titolo le si addice pienamente. A piccoli passi, questo controllo di tutti gli strumenti si è costruito, senza far rumore, all’ombra di una gloria effimera ma più vicino all’autenticità. Quella di cui parla nei suoi testi, delle storie di “amore sempre” ma anche la vita della gente semplice».
AMAZIGH (FRANCIA/ALGERIA)
Amazigh Kateb, chanteur et leader charismatique du groupe grenoblois Gnawa Diffusion, est arrivé en France en 1987 et a entamé sa carrière en 1992. Après 5 albums et des milliers de kilomètres de tournées, Amazigh se lance en 2009 dans un nouveau projet, en solo cette fois, et abordant pour la première fois l’écriture de son père, le célèbre écrivain Kateb Yacine, fondateur de la littérature algérienne moderne (Nedjma, Le cercle des représailles…).
Les Gnaouas ou Gnawas sont, uniquement pour une partie d'entre eux, des descendants d'anciens esclaves issus de populations d'origine d'Afrique noire (Sénégal, Soudan, Ghana...). Le terme Gnawa identifie spécifiquement des Marocains,en algérie le terme utilisé est Diwane. La musique Gnawa (mot qui vient de «# Guinéen# ») est une musique noire africaine qui a été exportée vers le Maghreb (essentiellement vers le centre du sahara et le Maroc) où elle a été malaxée avec les rythmes locaux d'influence arabe ou turque. Amazigh revendique d’ailleurs l’africanité et le mélange de cultures de l’Algérie qui n'est ni blanche ni noire.
Amazigh Kateb a quitté le groupe de ses débuts pour se lancer dans une carrière solo depuis 2007, afin de se consacrer plus à ses projets personnels, notamment celui de travailler quelques textes de son défunt père en chanson. Il annonce la sortie de son premier album, Marchez Noir, pour le 17 octobre 2009, date symbolique.
LA KINKY BEAT (SPAGNA)

Founded in May 2003, following the fusion of diverse projects, theband La Kinky Beat celebrated its first concert in July; the product of long jam sessions characterized by a frenetic energy that combusts on and off the stage. The group’s concert schedule was equally intense with close to 100 appearances in less than a year, fifty percent of which have been outside of Spain, where the group performed mostly in France, Italy and Belgium, but also in Germany, Netherlands and Switzerland. The group released its first CD in September 2004, produced by Kasba Music and titled “Made in Barna”. Their live concerts vibrate; built on frenetically paced, uninterrupted playing and ardent interpretations of songs, energized by rock steady, reggae and a mix of high intensity punk rock. Highlights on the tour of the album (another 100 gigs in one year) include the band´s participation in the Tropicana Beach in Bassecourt, Switzerland (December 2004), La Pleine Lune Festival in Alzonne, France (March 2005), Viña Rock Festival in Villarobledo, Spain (April 2005), Al Kultur Pur in Siegen, Germany (May 2005), Zolks Festival in Venlo, the Netherlands (June 2005), Couleur Café in Brussels, Belgium, and Falun Folk in Falun, Sweden, (July 2005), Ritmi Etnici, in Tortoreto, Italy, BAM in Barcelona, Spain, and La Feria in Beziers, France (August 2005). In September 2005 they released a remix CD (“RMX”, Kasba Music 2005), which includes some songs of the first album remixed by different artists as Fermin Muguruza, Rudeman or DJ Panko, and the same musicians of La Kinky. In February 2006 Kasba Music released their second full new album “One more time” which includes 13 great songs from reggae to punk through jungle and other black music influences with lirycs in English, Spanish and Italian. The tour, called “One more tour 06”, included 91 gigs in 10 months (from March to December) with concerts in Spain, France, Germany, Switzerland, the Netherlands, Finland, Belgium, Italy and Mexico. The band continued touring in 2007 with the “One more No Sponsors tour 07” and played again all around Europe (Madrid, Brussel, Berlin, Stockholm, Actual Festival in Spain,, Glastonbury, Rio Loco in Toulouse, Territorios in Sevilla, Dour in Belgium, Lowlands in the Netherlands) but also in Mexico (where a compilation of the first three years of the band has been released in January 2007 through “Grabaxiones Alicia”) where the band played at Ollinkan Festival in DF and Brazil (where the band played at Porto Musical in Recife). March 2008 released the last album, “Karate Beat”, published again by Kasba Music, which received the Best Urban Disc award at the Independent Music Awards night, was produced by Chalart58, drummer of the band, and includes 13 new songs of kinky style, drum’n’bass, jungles and break beat rhythms versus reggae groove and punk energy. The “Karate World Tour 08” started in Barcelona and continued through Madrid, Amsterdam, Berlin, Paris, Brussels and many different countries Spain, France, Belgium, Netherlands, Hungary, Czech republic, Germany, Denmark (Roskilde Festival) and Colombia (Rock al Parque). The album got the Best Spanish Urban Music Album Award at UFI’s prices (Union of Independent Spanish Labels). Their work is consolidated now in a new single that includes remixes of Mad Professor and Zion Train incorporating Jungle, dub, drum’n’bass and quality Reggae Rock. In February 2.010 they play their concert number 500.
I-VOCE (LIBANO)
Invincible Voice (I-Voice) ont commencé à rapper en 2001, et sont aujourd’hui un groupe révolutionnaire qui exprime la frustration de toute une génération de Palestiniens exilés. Les membres d’I-Voice présentent un genre qui leur est propre: le TRap, qui cherche à créer une fusion entre le Tarab (la musique classique Arabe) et le Rap, à travers l’instrumentation et le choix de rythmes. Le résultat ne manque pas d’originalité et reflète, naturellement, la combinaison de l’environnement culturel d’I-Voice et de leur frustration moderne.
I-Voice consiste en deux rappeurs palestiniens qui vivent au Liban en tant que réfugiés: Yassine (aka YEAH-SEEN), et Mohammed Turk (aka T.N.T).
Ils résident dans le camp de réfugiés Burj Al Baranjeh, situé à seulement 91Km Nord de leur patrie, qui leur demeure inaccessible. Tout a commencé lorsque Yassine décida de bâtir un « studio d’enregistrement de camp » dans un vieil espace, et le considéra comme son siège principal pour l’étude et l’enseignement du son, de l’enregistrement, du « beat-making » et du mixage, en compagnie d’autres résidents du camp qui se sont intéressés au monde fascinant du son. Maintenant, la voix d’I-Voice se répand partout. Ils sont allés en tournée au Liban, l’Egypte, l’Espagne, Les Etats-Unis, et le Canada, pour raconter leur histoire à des foules qui ne cessent de croitre.
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