Una giornata intensa di lavoro all'università e poi un messaggio: ti ricordi che questo pomeriggio devi presentare il tuo libro? Oddio, come fare, è già tardi, non posso mancare. Non ho pensato un solo momento di "non andare" anche perchè avrei dovuto essere presente per loro, per i ragazzi che avrebbero ricevuto un diploma di merito da una associazione di sostegno al popolo saharawi. Ebbene di corsa a prendere il treno per Pescia. Un paese dove non sono mai stata. Ce l'ho fatta e all'arrivo del treno il giovane che mi aveva contattato mi ha accompagnato in un luogo molto bello, pieno di affreschi e con tanti giovani di una scuola locale che mi aspettavano. Ho raccontato loro cosa vuol dire "viaggiare", conoscere persone con dignità che superano l'immaginazione. Ho parlato del problema saharawi e della loro sofferenza nei campi profughi di Tindouf. Finalmente mi sono trovata a confronto con ragazzi/e che non conoscevano ma volevano sapere. Ero venuta per loro ed erano lì a guardarmi e ad ascoltarmi. Chissà se lo leggeranno il libro ma certamente hanno imparato l'amore per un popolo e questo sicuramente porterà la loro curiosità verso nuove mete.
L'unica saharawi presente ha tirato fuori il fazzoletto quando ho parlato della sofferenza e allora l'emozione ha avuto il sopravvento. Non mi vergogno a dire che la voce mi è mancata e le lacrime sono scese da sole. Alla fine sono andata a casa loro per conoscere i bambini di quella meravigliosa famiglia e dopo mi hanno accompagnato alla stazione. Al mio arrivo alla stazione di Firenze ho visto due nuomini che parlavano tra loro. Uno mi è sembrato il Ministro Riccardi l'ho salutato sbagliando: Buongiorno Ministro. E lui mi ha risposto "Buona Sera". Non so se era Andrea Riccardi quello che aspettava il treno come un uomo qualunque (e non mi importa), ma i miei sensi di colpa - per non essere stata presente al presidio di Piazza Dalmazia - sono subito volati via. Non era importante l'incontro con l' uomo ma era imporatnte per quello che rappresenta nell'immaginario collettivo, finalmente c'è un Ministero per l'integrazione e la cooperazione. E anche se non credo alle istituzioni credo che il sociale abbia bisogno di nuove certezze ed è bene che ci sia un Ministero come "potenziale colpevole", un interlocutore al quale rivolgersi per ricordare le mancanze del sistema verso delle azioni solidali. Dunque ero stata ugualmente presente - per la commemorazione dell'uccisione razzista e fascista - anche facendo "altro". Ero andata ad un appuntamento per "un popolo intero" che ancora aspetta di essere "riconosciuto". La cronaca di un giorno qualunque ma il cui significato è "la mia continua lotta contro il razzismo".
Silvana Grippi
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