
Gli dèi fanno parte della storia dell'uomo e il loro culto ha costituito la formazione di quel rapporto Uomo-Divinità costruttivo e contraddittorio al tempo stesso. La creatività che porta ad immaginare gli dèi è parte dell'uomo. In queste ombre di se stesso l'uomo cerca consiglio e conforto, vendetta e perdono. E se fosse tutto vero? Statue, raffigurazioni, immagini rappresentano davvero esseri sovrannaturali realmente esistiti? O fa tutto parte di quella capacità tipicamente umana di raccontare storie collegando al presente passati mitici e futuri catastrofici? La religiosità diventa rito, folklore. L'uomo pian piano si rimette al centro e si riappropria del divino, non guardando nello specchio degli dèi, ma guardandosi uomo, nello specchio imperscrutabile della coscienza.
La fotografia nella sua intima contraddittorietà, nel suo essere vera e falsa al tempo stesso, momento ed eternità, restituisce completamente il rapporto Uomo-Dio. L'ambiguità dell'immaginie diventa così gioco dell'uomo che si traveste da Dio e si eleva a quella spirtualità che gli è propria, che dell'Uomo fa parte, che immagina e crea.
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