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A Firenze la guerra degli sfratti continua.. |
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Scritto da Comitato lotta per la casa
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Giovedì 02 Febbraio 2012 14:27 |
LA GUERRA DEGLI SFRATTI CONTINUA...
Sotto a chi tocca... Anche stamani mattina doppio tentativo di sfratto in Via Cavalcanti 6 e 8 per "morosità incolpevole". Due famiglie albanesi che avevano preso in affitto due "garages" impropriamente adibiti ad abitazioni... 900 euro di canone mensile per garage malsani e antigienici...
Solito scenario di GIPPONI DELLA POLIZIA DI STATO, una quindicina di agenti, avvocati arroganti e IL SOLITO PICCHETTO DI MASSA del Movimento di Lotta per la Casa.
Inutile, ancora una volta, puntualizzare l'assoluta LATITANZA DELLE ISTITUZIONI che oramai non governano PIU' l'EMERGENZA ABITATIVA IN CITTA'.
Gli sfratti sono stati rinviati sino al prossimo 15 marzo, questo solo grazie alla SOLERZIA dei Picchettanti, ALTRIMENTI (neve o non neve) le famiglie erano per strada.
Occorre DICHIARARE IMMEDIATAMENTE LO STATO DI EMRGENZA ABITATIVA IN CITTA' Occorre REQUISIRE STABILI SFITTI E ASSEGNARLI A SFRATTATI E SENZA CASA Occorre RECUPERARE E AUTORECUPERARE TUTTO IL PATRIMONIO ABITATIVO ESISTENTE E IMPEDIRNE La vendita a privati.
aspettando il prossimo sfratto...
miti e quieti come sempre...
L'ASSEMBLEA DEGLI SFRATTATI/E DEL MOVIMENTO DI LOTTA PER LA CASA
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Ultimo aggiornamento Domenica 05 Febbraio 2012 18:43 |
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“I Masnadieri” secondo Lavia |
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Scritto da Simone Rebora
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Mercoledì 01 Febbraio 2012 22:22 |
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I MASNADIERI
di Friedrich Schiller
con Francesco Bonomo, Fabio Casali, Daniele Ciglia, Michele De Maria, Filippo De Toro, Davide Gagliardini, Gianni Giuliano, Daniele Gonciaruk, Marco Grossi, Andrea Macaluso, Luca Mannocci, Luca Mascolo, Giulio Pampiglione, Cristina Pasino, Giovanni Prosperi, Alessandro Scaretti, Carlo Sciaccaluga, Simone Toni
scene Alessandro Camera
costumi Andrea Viotti
musiche Franco Mussida
luci Simone De Angelis regia Gabriele Lavia
TEATRO DELLA PERGOLA da martedì 31 gennaio a mercoledì 8 febbraio 2012 (Lunedì 6 febbraio riposo)
La tragedia schilleriana portata in scena da Gabriele Lavia conferma tutta la potenza di un testo senza tempo, capace di avvincere e poi annientare lo spettatore nel passaggio di due scene, attraverso lunghi monologhi filosofici, ma anche nelle improvvise e violente esplosioni dell’azione. Con questi “Masnadieri”, Lavia si è impegnato a trovare l’ideale punto di partenza per una compagnia “giovane” (la Giovane Compagnia del Teatro di Roma), battezzando la sua prima tournée “con uno spettacolo ‘agile’, appassionato e di grande presa”.

Intento riuscito, si può liberamente dire, valutando l’accoglienza del pubblico alla “prima” della Pergola: le scosse dell’azione – e lo splendido finale – scuotono sulle poltroncine come le molte salve scoppiate sul palco; i canti punkeggianti di Amalia e i ritmi a più chitarre della banda dei banditi (ma anche di Franco Mussida, ex chitarra della PFM) invitano alla sintonia e alla più immediata condivisione. Ma occorre notare che Lavia non sempre gioca “correttamente” con il suo grande modello: le modifiche apportate non stravolgono alla base il testo schilleriano, ma s’impegnano piuttosto a renderlo più accattivante, ad alzarne a tratti il ritmo. Tipico esempio di questa pratica è il cambiamento del finale (che qui, per ovvi motivi, mi astengo dal citare): cambiamento di non piccolo conto, ma che conferma il messaggio profondo dell’opera, vera tragedia a tutto tondo, che condanna sia le perversioni del potere, sia i rischi di un abbandono alla più assoluta libertà.

Nell’impianto scenico, l’opera resta godibilissima, e l’essenzialità dell’allestimento si accompagna ad un’attenta cura dei giochi di luci (luci che non a caso divengono parte determinante dello scenario). Ottima la prova di tutti gli attori ed in particolare dei tre protagonisti, in alcuni casi un po’ sopra le righe, ma abili a rappresentare quel senso di eccesso che domina da cima a fondo il dramma schilleriano. Una nota particolare merita la forte connotazione “canora” di questa rappresentazione: tante le chitarre che passano di mano in mano, molti i monologhi accompagnati dagli arpeggi unpugged degli stessi monologanti. E non di rado Karl Moor si siede accanto al microfono, chitarra in mano, sussurrandovi le sue notturne meditazioni. Arricceranno il naso, i puristi della forma classica, ma questo uso un po’ pacchiano dei nuovi strumenti tecnologici offre se non altro molti spunti di riflessione. E se il teatro, per mantenersi vivo, dovrà in primo luogo saper restare “giovane”, ogni apparente caduta di stile non dovrà essere letta per forza come un passo indietro nella sua evoluzione.
Per DEApress, Simone Rebora
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Scontri all'Università di Tunisi per il velo |
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Scritto da Silvana Grippi
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Mercoledì 01 Febbraio 2012 13:54 |
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Il Ministro tunisino Alì Laarayedh ha così risposto alla stampa e alla popolazione sul problema del velo che in questi giorni sta infiammando la Tunisia: "Il niqab non esiste nell'Islam e non ha alcuna base referenziale nella nostra religione. Si tratta solo di una interpretazione e di una scelta personale". Una presa di posizione decisa che dovrebbe calmare le discussioni sorte nelle università di tutto il paese, visto che in questi giorni tra studenti laici e integralisti è in atto un braccio di ferro fino a scontri fisici. |
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Ultimo aggiornamento Domenica 05 Febbraio 2012 18:37 |
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Saharawi provenienti dalla Libia |
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Scritto da Silvana Grippi
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Mercoledì 01 Febbraio 2012 13:03 |
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Circa tremila saharawi - dopo la caduta di del governo libico - sono andati in Algeria
Giunge comunicazione che i saharawi provenienti dalla Libia hanno estreme difficoltà e non riescono a inserirsi nei campi profughi di Tindouf, lo riporta il quotidiano algerino el-Khabar ha condotto un reportage sulle condizioni dei saharawi rientrati dalla Libia dopo la caduta di Muammar Gheddafi.
I saharawi sono stati costretti ad allontanarsi dal territorio libico, insieme agli immigrati algerini, perché accusati di aver preso parte alle milizie dei combattenti pro Gheddafi nella repressione dei ribelli. Il Frente popular de liberación de saguia el hamra y río de oro (Fronte Polisario) ha sempre rifiutato le accuse: i saharawi si trovavano in Libia perché il Paese ha sempre sostenuto la loro causa di indipendenza.
Il popolo saharawi, fin dal 1975, è impegnato in una lotta contro il Marocco per l'indipendenza del Sahara Occidentale. Il Marocco nel 1975 con la "marcia verde" ha invaso l'ex colonia spagnola (1975). L'Organizzazione delle Nazioni Unite fin dal 1966 sostiene l'indipendenza e chiede che possa essere organizzato un referendum per l'autodeterminazione del popolo saharawi. Dal 1988 la Minusro (caschi blu) sono presenti nel territorio del Sahara Occidentale come osservatori ma ancora non è stato realizzato nessun cambiamento.
Ci giunge notizia che dopo accordi tra il Fronte Polisario e il governo marocchino per i saharawi è stato possibile visitare le proprie famiglie che vivono nel Sahara Occidentale. Infatti, dai campi profughi di Tinduf, nel sud dell'Algeria, sono stati organizzati dei voli per Laayoune, perché via terra era impossibile passare la frontiera tra Algeria e Marocco.
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Ultimo aggiornamento Domenica 05 Febbraio 2012 18:36 |
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Una fonte perenne di atrocità e abusi |
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Scritto da Fabrizio Cucchi
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Martedì 31 Gennaio 2012 11:56 |
Sebbene nessun settore economico in Italia, possa dirsi “pulito”, è mia personale convinzione che le attività edili costituiscano una riserva sempre crescente di abusi e di atrocità perpetrate in nome del profitto ai danni della collettività tutta. Tra le notizie del giorno osservo l’ultimo caso di corruzione (http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2012/31-gennaio-2012/tangenti-arrestato-ad-venezia-padova--1903077516135.shtml ), anche qui, l’insensata brama per le autostrade è stato solo “l’innesco” per una serie senza fine di malefatte...Lungi dal costituire alcunchè di positivo per i cittadini, “la fame insaziabile” di potenziare, mantenere e accrescere le cosiddette infrastrutture, già di per sé moralmente insostenibile, è oltretutto fonte perpetua di malvagità a catena ....E purtroppo, ci stiamo distinguendo anche per esportare il “modello Apocalisse” anche all’estero. In un post recente, il blog della Federazione della Sinistra di Scandicci ( http://lasinistrascandicci.wordpress.com/2012/01/30/la-guerra-non-si-fa-solo-per-il-petrolio-o-la-democrazia/ ) sottolinea come le grandi società di costruzioni “di casa nostra” (quelle, aggiungo e ricordo io, la cui normale pratica, che vediamo ogni giorno, è di tirarsi dietro una coda di piccole e medie imprese, subappaltanti “il lavoro sporco", dove è onnipresente la pratica del lavoro nero e la morte nel cantiere), siano tra i beneficiari della carneficina in Afghanistan...Sarebbe bene, invece di pretendere arrogantemente di “esportare la democrazia”, fare un pò di pulizia “a casa nostra”...
Fabrizio Cucchi, DEApress
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Ultimo aggiornamento Martedì 31 Gennaio 2012 12:05 |
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