Oggi – 25 Novembre 2009 – si celebrava la giornata ONU contro la violenza alle donne.Siamo prossimi al 2010 e ancora oggi la violenza contro le donne è una cruda realtà che rimane presente in larghissima parte dell’intero pianeta. Una condizione che può soltanto aumentare lavergogna dell’uomo a ciò che – con la sua disumanità – ha interferito nella struttura culturale già in epoche lontanissime.La pretesa supremazia dell’uomo nei confronti della donna è da sempre stata accolta anche da istituzioni portanti. La Chiesa, ancora oggi, impedisce il sacerdotato alle donne che le ha da sempre relegate ad uno stato di preminente inferiorità; solo con il concilio di Trento le è stato riconosciuto il diritto ad avere un’anima.La donna ha dovuto sempre faticare per essere riconosciuta nei suoi valori di persona civile pur riconoscendosi estremamente responsabile laddove abbia conquistato impegno e autorevolezza. Assoggettata da sempre-per uno stolto maschilismo- a ruoli secondari, dove si è manifestata protagonista ha conquistato platee e successi in ogni settore dal sindacato alla politica, dalla scienza agli impegni sociali raggiungendo risultati eccellenti per dedizione e competenza; un esempio per tutti nella cronologia contemporanea: Rita Levi Montalcini. A noi uomini non resta che rispettare le donne nel mondo con la partecipazione consapevolmente onesta e sincera che le condizioni di sottomissioni , violenze, stupri ed altre angherie cessino in tutto il mondouna volta per tutte. E’ nostro diritto-dovere esserne fautori.
Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Novembre 2009 16:45
Teatro: L'attore
Scritto da Giulio Gori
Mercoledì 25 Novembre 2009 15:27
L'ATTORE
di Mario Soldati
Riduzione di Tullio Kezich e Alessandra Levantesi
Regia di Giulio Bosetti
Con Virginio Gazzolo, Antonio Salines, Nora Fuser, Elio Aldrighetti, Alice
Redini
Scene e costumi Guido Fiorato, musiche Giancarlo Chiaramello Teatro della Pegola, Firenze
Quando la corruzione ha avvolto i nostri corpi, quando il tempo ha già ucciso
la sincerità degli affetti, sognare rimane ancora un nostro diritto?
Mario Soldati sostiene che la vecchiaia non esista, ma che esista soltanto la
vita. E’ una verità evidente, eppure raramente compresa. Se una vecchiaia
esiste, infatti, è soltanto nelle nostre recondite prigioni, nei limiti, nei
tabù, nelle reticenze colpevoli, nelle paure cui noi stessi ci pieghiamo per
tradizione, o forse per pigrizia. Ecco perciò che il marito ha timore di
sconfessare il matrimonio, ecco che l’adultero rinuncia a vivere apertamente il
proprio desiderio, ecco che l’uomo crea steccati tra sé e il mondo femminile.
Come potremmo, infatti, leggere diversamente lo sguardo moralista che condanna
l’amata, colpevole del solo fatto di esistere? Nell’immaginario di secoli di
conformismo, la donna incarna l’illusionismo maligno della sirena. E il sesso,
neanche a dirlo, è satanico; persino la più banale delle libido, in un vecchio
che forse altro non può concedersi, è ragione di scandalo e di vergogna. Dal
dissidio di Petrarca, passando attraverso secoli di striminzite estetiche
religiose, fino alla più recente autoflagellazione freudiana, l’uomo moderno è
anzitutto senso di colpa.
E, malgrado, forse, le stesse intenzioni di Soldati e di Bosetti, il centro di
questa rappresentazione non è la ventata di nefasta speranza che rapisce un
vecchio riscoperto all’amore, ma piuttosto il suo soccombere al disagio. L’ennui
romantico, il male di vivere, sono poca cosa di fronte al dolore di chi è
incapace di soffocare le proprie suggestioni. Ce lo ha spiegato proprio Freud,
l’essere umano si vergogna del proprio piacere. E chi, anche per un attimo, lo
dimentica, è destinato a misurarsi con un destino di miseria e di scherno.
Da questo palcoscenico scarno, orfano di Giulio Bosetti ma cornice di un
magnifico Antonio Salines, ci arriva una severa lezione: non basta essere
attori se non si è capaci di recitare, fino in fondo, anche di fronte a noi
stessi.
23 novembre 1980: viva la memoria (viva)!
Scritto da Simone Grasso
Lunedì 23 Novembre 2009 19:52
23/11/1980: "Molte ore dopo io e Salvatore ci sedemmo su una trave e bevemmo del vino.Siamo stati in silenzio a lungo:eravamo sopravvissuti e contavamo a mente gli uomini. " Arrivarono prima i giornalisti e poi gli aiuti. Arrivarono camion militari...portavano gli aiuti della CEE..che vergogna, ricordo ancora: 1kg di pasta, 1 litro d'olio, una scatoletta di carne per ogni cittadino terremotato....roba da terzo mondo o da post guerra: fummo trattati da vinti, come diceva Giuseppe, lanciavano la roba dai camion come gli americani nel '43."
Le parole di chi è rimasto. Che non coprono il silenzio delle 2700 vittime, figli di una terra che non vuole e non può dimenticare. Una ferita ancora aperta con la quale ancora oggi si sta facendo i conti. Quelli della ricostruzione, miliardi mai arrivati, o solo in parte. E quei poco giunti a destinazione utilizzati per chissà cosa. Si, perchè in Irpinia, a distanza di 29 anni c'è ancora chi vive nei prefabbricati. Parodia del progresso. Ma soldi e fondi continuano ad arrivare. Ciò che invece ritardò furono i soccorsi. Addirittura cinque giorni dopo in piccoli paesi come Teora, Lioni, Sant'Angelo de Lombardi. Un'immensità, ancor più tale se confrontata con la celerità con cui è stato affrontato l'ultimo terremoto in Abruzzo. E ci si chiede allora, ma come fece la gente d'irpinia? Cacciando fuori ciò che gli è proprio: la testardaggine, la volontà di non mollare mai, l'umiltà.
Si tratta sicuramente di una della pagine più scure della storia irpina, dalla quale però abbiamo appreso tanto. Soprattutto abbiamo capito il carattere, quello tosto che ci contraddistingue, abbiamo preso coscienza dei nostri limiti e dei nostri punti di forza. Allora questa pagina può e deve servire da monito per ci c'è e chi verrà, a patto, pur correndo rischio di sembrare retorici, di non dimenticare. A patto che si tenga accesa sempre la luce su di una delle vicende più tristi ma anche più contorte della storia italiana.
Simone Grasso
Ultimo aggiornamento Giovedì 10 Dicembre 2009 22:21
Clandestini? No, grazie
Scritto da Riccardo Fratini
Lunedì 23 Novembre 2009 19:24
E’ notizia di oggi la decisione di un Comune nel Mantovano di denunciare i clandestini.Che l’Italia stia diventando, o forse lo è già diventato, un paese xenofobo lo si può capire ormai da vari anni ovveroda quando sono iniziati a venire in Italia flotte di immigrati in cerca di migliori realtà illudendosi di trovare chissà quali opportunità; certamente migliori rispetto ai Paesi di origine dove fame, povertà, guerre sono di casa. L’Italia può affermarsi un Paese ricco nonostante le varie crisi e i salari ridotti ai minimi termini dove il potere di acquisto è sempre stato sofferente e attualmente pressochè inesistente, ma il trovarsi di fronte migliaia di estranei che cerchino di pretendere lavoro e case quando non ce ne sono a sufficienza per i residenti, questo porta ad atteggiamenti di rivalsa, rabbia e repulsione.Dimentichi che gli estranei sono prima di tutto persone e quindi spettanti di tutti i diritti civili, la reazione che debbano tornarsene a casa loro – quando poi parte dei clandestini delinque e non è rispettoso delle leggi dei Paesi ospitanti – viene fin troppo facile.Il concetto di aiutare i Paesi in via di sviluppo per logica sarebbe la migliore soluzione se impostata a livello mondiale ed a occuparsene fossero UE, ONU, FAO. Risulterebbe poi fisiologico adattarsi a queste decisioni anche per quei Paesi rimasti restii ad un concetto di eguaglianza. Evidentemente aiutare i Paesi invece di immettere masse di carne al macero da distribuire a maggiori sofferenze e disperazioni resta un elemento di prioritàdovuto perlopiù a connivenze con il malaffare e la criminalità.Il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha usato un linguaggio fortemente espressivo riguardo ai razzisti locali: forse quella espressione dovrebbe essere estesa a tutte quelle organizzazioni, amministrazioni, poteri che blaterano rimanendo colpevolmente spettatori.
Copenhagen: unica isola felice?
Scritto da Riccardo Fratini
Sabato 21 Novembre 2009 20:17
L’Espresso di questa settimana riporta come a Copenhagen siano all’avanguardia riguardo al modello che hanno adottato per la pulizia ambientale. Piste ciclabili efficienti e ben organizzate rendono le strade maggiormente sicure e più pulite. Parchi e giardini in continua manutenzione, un diffusissimo consumo di biologico. Negli ultimi dieci anni hanno ridotto le emissioni di inquinamento del 25% ed hanno in progetto di essere a emissioni zero entro il 2025.Si viaggia in taxi o autobus elettrici o a biogas. Esiste fiducia per chi amministra e il Paese è compatto come i suoi governanti per attuare scelte moderne e salutari. Un’isola felice unica in mezzo al resto del mondo contaminato e felice di esserlo. La Cina ha reso il cielo di Pechino coperto da nuvole di agenti inquinanti, il Giappone ha un tasso di inquinamento enorme, l’America, nonostante gli sforzi di Obama rimane ancora ben lontana da approvare una politica ambientalistica degna di apprezzamento, i protocolli di Kyoto oltre ad essere già superati non hanno l’attenzione di quasi nessuno nei vertici dei vari “G”nonostante le promesse di fondi ma che non riescono mai a decollare.La Terra è sempre più in fibrillazione e ci fornisce segnali che rimangono pericolosamente inascoltati e talvolta ridicolizzati non ammettendo l’evidenza. Terremoti, maremoti, tsunami sono indubbiamente effetti causati dall’ignoranza umana ma l’ignoranza diventa consapevolezza diabolica quando permane una ben distinta volontà ad adottare criteri irresponsabili e dannosi.Parte dei ghiacci perenni si sciolgono, il livello del mare si alza, i mari sempre più inquinati dai business illeciti dell’uomo, molte specie di animali sono in estinzione e/o sofferenza per danni causati da sporchi affari per commercializzare pelli e pellicce.L’ultimo vertice per la fame nel mondo ha dichiarato fallimento per la mancanza di partecipazione dei “grandi” della Terra. Quando, finalmente, un’epoca di consapevolezza e onestà?
Ultimo aggiornamento Domenica 22 Novembre 2009 01:38