L’obbiettivo principale che l’ONU si è posto e che tutti i paesi del mondo hanno sottoscritto in occasione del Summit Mondiale sullo sviluppo Sostenibile, è quello di ridurre la perdita di biodiversità del nostro pianeta entro il 2010.
E questo è anche il punto di partenza del programma del Wwf, basato sulla migliore conoscenza scientifica disponibile e scandito da progetti globali e azioni locali. A monte delle proposte del Wwf c’è la ricerca scientifica che ha portato all’ identificazione di oltre duecento macroaree del pianeta, salvando le quali si riuscirà a preservare la maggior parte della biodiversità mondiale della quale l'Italia è uno dei paesi più ricchi in tutta Europa: grazie alla sua particolare conformazione e alla sua posizione, la nostra penisola presenta una ricchezza e diversità di ambienti davvero unica.
Ben cinquantasette mila specie di animali e quasi seimila specie di piante ci sono sul nostro territorio. Non è un caso se tra le duecento macroaree da proteggere, selezionate dal Wwf, ve ne siano ben due che attraversano il nostro paese e sono: l’Ecoregione Alpi e L’Ecoregione Mediterraneo.
Per valorizzare le “buone pratiche” in Italia, il Wwf ha lanciato nel 2002 il “Panda d’Oro”, un premio assegnato ogni anno ad enti o istituzioni che si sono distinte nella tutela della biodiversità nel nostro paese.
Ma è inoltre impegnato fortemente anche nella diffusione della conoscenza scientifica, con le Biodiversity Lecture – incontri pubblici con esperti di livello internazionale come Paul Erlich o Norman Myers e con la redazione dei “Libri Rossi”, una serie di studi dedicati alla biodiversità in Italia, alle minacce e alle politiche da intraprendere per tutelarla.
Elena Saccomanni
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