Terra 3.0: l'ultima speranza per salvare il pianeta
La casta e le sue emissioni: Oltre agli spettacoli incresciosi che ogni giorno ci vengono offerti dai politicanti nostrani, dobbiamo subire le loro arroganza anche a livello ambientale e sanitario. La AzzeroCo2, un’azienda italiana, partecipata da Legambiente, che calcola le emissioni serra di enti, società e privati e indica le soluzioni per assorbirle o ridurne l'impatto, ha rilevato che solo per i viaggi su auto blu ed aerei di Stato i politici italiani inquinano quanto i due terzi della Valle d’Aosta. Non male.
AzzeroCo2 ha tracciato il bilancio ecologico di politici italiani in base al loro utilizzo degli aerei e automobili constatando che la nostra casta ha a disposizione la più grande flotta europea di vetture di servizio istituzionale.
Se le 90 mila vetture in dotazione a organi istituzionali e Pubblica amministrazione potessero stare una sopra l'altra, raggiungerebbero l'altezza dell'Everest. Escludendo le 60 mila auto senza autista, ogni giorno 30.000 auto accompagnano politici e parlamentari. Ciascuna di esse percorre in media circa 10.000 chilometri all’anno immettendo nell'ambiente circa 47.823.000 chili di CO2, con costi a carico dei cittadini che possono arrivare a 142.000 euro all’anno per ogni auto. Nel 2009, i voli di Stato hanno avuto una durata complessiva di 5.400 ore ed hanno emesso nell’atmosfera 725.558 chili di anidride carbonica: un danno per il clima equivalente all’abbattimento di una foresta di 5.600 alberi. Poteva andare peggio. In totale, fra auto blu e aerei blu, sono 48.548 tonnellate all’anno di anidride carbonica. La cifra è pari al 60% delle emissioni causate dai consumi elettrici domestici in Valle d’Aosta. Insomma, i nostri politici non stanno facendo il massimo possibile per rimanere simpatici ai cittadini italiani.
Eni, petrolio dalla sabbia: Dal Canada non arrivano buone notizie per chi spera di liberarsi velocemente dal petrolio. Infatti in tanti invece di trovare soluzioni alternative continuano ostinatamente sulla via delle fonti fossili, sempre più rare e costose da trovare ed estrarre. Tra questi ostinati c'è l'Eni che il 3 dicembre ha comunicato di essersi aggiudicata in Canada una commessa da 750 milioni di euro circa per la progettazione e costruzione di uno stabilimento per l’estrazione di petrolio da sabbie bituminose in Alberta. La committente è la società Husky Oil. Le sabbie bituminose sono una mistura di argilla, sabbia, acqua e bitumi, chiamate anche “tar sands” o “oil sands” da cui, dopo una serie di lavorazioni, si può ricavare il petrolio grezzo. Questa lavorazione implica l'utilizzo di molte energie ed acqua oltre a provocare ingenti danni ambientali tra i quali un forte disboscamento, oltre a provocare dalle 3 alle 5 volte le emissioni di gas serra prodotti dall’estrazione di petroli olio convenzionale. In Canada, dove si trovano le maggiori riserve mondiali di sabbie bituminose, insieme al Venezuela, ogni giorno viene estratto 1 milione di barili di petrolio.
Questo folle procedimento di estrazione del petrolio è fortemente dispendioso ed ha senso solo se il prezzo del petroli rimane solo sopra gli 80 dollari al barile, ma questo non sembra un problema, visto l'andamento del prezzo dell'oro nero.
Quella di cui si occuperà l’Eni è la prima fase di un progetto chiamato Sunrise Oil Sands, che prevede lo sfruttamento delle sabbie localizzate a nord della località di Fort McMurray, vicino al fiume Athabasca. Il contratto prevede l’ingegneria, l’approvvigionamento e la costruzione delle Central Processing Facilities, che dal 2014 dovranno produrre circa 60.000 barili al giorno di bitumi.
Le autorità canadesi hanno bisogno di produrre questo petrolio e le questioni ambientali vengono minimizzate. E non serve a fermarli nemmeno la constatazione che in medio oriente produrre un barile di buon petrolio costa intorno ai 2 dollari mentre in Canada, per ricavarlo dalle sabbie bituminose, il costo si aggira intorno ai 50-60 dollari.
La crociata solare di Vendola: il Governatore della Puglia sembra sempre più intenzionate a puntare tutto sull'energia solare: Nichi Vendola, ha firmato nei giorni scorsi un protocollo di intesa con Enel.si (una società di Enel Green Power) per promuovere la solarizzazione dei tetti di tutta la regione. “Si tratta” ha detto un Vendola entusiasta “di una sperimentazione che non ha precedenti in Italia”.
Grazie a questo accordo, i proprietari degli immobili potranno scegliere tra due modalità di realizzazione di un impianto fotovoltaico. La prima soluzione prevede l’utilizzo per 20 anni del tetto o del lastrico solare da parte dell’affiliato che realizzerà l’impianto fotovoltaico. Il proprietario dell’immobile usufruirà da subito dell’energia prodotta per i propri usi, con conseguenti benefici in bolletta e notevoli vantaggi ambientali. Sarà l’affiliato, che conserverà per tutto il periodo la proprietà dell’impianto, a farsi carico del costo di realizzazione, della manutenzione e della gestione. Dopo i 20 anni, senza ulteriori formalità, l’impianto passerà gratuitamente al proprietario dell’immobile.
La seconda opzione prevede da subito la piena proprietà dell’impianto per il proprietario dell’immobile, con la realizzazione in proprio dell’investimento. I cittadini che sceglieranno di questa soluzione, beneficeranno dell’energia prodotta dall’impianto e degli incentivi erogati dal GSE.
“La crisi economica che stiamo attraversando” ha ribadito il Presidente della Regione Puglia “può essere un’occasione feconda per tutti noi per ripensare abitudini e stili di vita che promuovano scelte ambientalmente sostenibili. Il futuro del fotovoltaico non può che essere la microproduzione, la solarizzazione integrale delle città”.
Sulla neve a Firenze: Venerdì 17 dicembre verrà ricordato come il giorno in cui una bella nevicata ha imbiancato Firenze ma anche il giorno in cui tutti hanno fallito, da Autostrade Spa alle Ferrovie, Dall'Anas al Comune, nel gestire la situazione. Migliaia di persone infuriate, rabbiose, abbandonate da sole una notte intera sull'autostrada, gente imbottigliata nel traffico di Firenze che non riusciva a raggiungere i figli a scuola, camion di traverso sulle strade, e tutto il corollario annesso. I giornali hanno cavalcato l'onda di rabbia del popolo, per vendere qualche pezzola di carta in più, processi sommari, gogne mediatiche e, cosa ancora più vergognosa, strumentalizzazioni politiche, perché ormai le emergenze ambientali, non sono più come una volta, quando avevano l'effetto a unire tutti nel comune sforzo, ma sono ormai solo un oggetto contundente per colpire gli avversari. Quello che è certo è che chi dirigeva i sopracitati enti ha sbagliato, e di conseguenza deve pagare. Purtroppo però non è stata fatta una vera analisi della questione: il modo di vivere, spostarsi, lavorare, informarsi e gestire la giornata delle persone è profondamente sbagliato. Quello che è veramente fallito venerdì 17 è il modello di vita italiano. Tutti prendo la macchina per andare a lavoro nello stesso orario, tutti prendo la macchina per immergersi nel consumismo sfrenato pre-natalizio, tutti si lamentano del fatto che si sapeva da una settimana che nevicava ma poi tutti hanno preso comunque la macchina e, per risultare ancora più grotteschi, senza portarsi dietro le catene. Pochi usano il treno, ridotto a trasporto da terzo mondo, e quindi trascurato ed abbandonato al triste destino di fermarsi per degli scambi ghiacciati. Il popolo italiano ridotto a blob informe automovente senza cervello e senza morale. C'è da ripensare il modo di lavorare e i suoi orari, il modo di spostarsi e di usufruire della città, il modo di informarsi e di essere cittadini consapevoli.
È tutto sbagliato, è tutto da rifare. Buon Natale Firenze.
24/12/10
Cosimo Biliotti
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