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Terra 3.0 - 10/12/2010

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Terra 3.0: l'ultima speranza per salvare il pianeta

 

Wikileaks svela il fallimento di Copenhagen: Mentre il vertice messicano della COP 16 sui cambiamenti climatici sembra trascinarsi avanti con un po' di difficoltà arriva una notizia che rischia di peggiorare notevolmente gli umori: il fallimento del vertice di Copenhagen non sarebbe il frutto di un’incomprensione al tavolo dei negoziati ma di veri propri dietro le quinte orchestrati dagli americani. A riportare lo scoop è il britannico Guardian che ha pubblicato in questi giorni alcuni documenti forniti da Wikileaks. Il sito ha svelato diversi cablogrammi della diplomazia statunitense che mostrano come, nelle fasi precedenti alla COP 15 danese, l’amministrazione Obama abbia sguinzagliato i propri segugi per spiare i diplomatici degli Stati chiave e i funzionari Onu. Le ambasciate Usa smosse dalla CIA hanno dato vita ad un ‘mercato’ aprendo l’Accordo di Copenhagen e promettendo aiuti finanziari ai paesi più poveri in cambio di sostegno. Stando ai documenti, a decretare quello che agli occhi di tutti è risultato una sconfitta è stato però il nulla di fatto registrato a Singapore tra Cina e Stati Uniti; il mancato accordo sulla riduzione delle emissioni di CO2 tra i due paesi in quell’occasione avrebbe convinto Obama a cedere alle lobby industriali piuttosto che infondere l’ambizione necessaria alla lotta contro il riscaldamento globale.

Altra brutta conferma giunta grazie a Wikileaks è quella sullo strapotere politico delle multinazionali del petrolio nei paesi di estrazione e della connivenza da parte del governo statunitense. Uno dei dispacci segreti diffusi vede un diplomatico Usa raccontare come Shell sia riuscita a inserire suoi uomini in tutti i principali ministeri del governo nigeriano e dimostra come tra la compagnia e i diplomatici americani ci fosse un proficuo scambio di informazioni di intelligence riguardo a politici nigeriani che appoggiavano i movimenti per la riappropriazione dei proventi del petrolio.

Rivelazioni di Wikileaks a parte, quella che si è aperta ora la fase decisiva per i negoziatori che cercheranno di trovare un “pacchetto bilanciato” di accordi. Accantonata l’idea di poter raggiungere in questa riunione un nuovo patto internazionale i delegati dovranno lavorare ai grandi nodi negoziali: finanziamento, adattamento e mitigazione. Schierati da un lato le economie emergenti vorrebbero estendere la scadenza dell’accordo di Kyoto prima di essere sottoposte ad un nuovo patto vincolante. Al contrario Giappone, Canada e Russia hanno fatto saper di non essere disponibili a firmare per una proroga preferendo invece un trattato che impegni anche i paesi in via di sviluppo.

Il ministro degli Esteri messicano e presidente della conferenza Patricia Espinosa ha assegnato le questioni chiave a coppie composte ognuna da un paese ricco e uno povero. A Inghilterra e Brasile toccherà la delicata questione del periodo di vigenza del protocollo di Kyoto. La proposta da analizzare contiene due approcci principali: lasciare il Protocollo invariato, oppure rafforzarlo sostenendo le opzioni che eliminano numerose scorciatoie contabili che a tutt’oggi consentono ai paesi di modificare i dati riguardanti le loro emissioni effettive, di effettuare un doppio conteggio degli effetti dei Clean Development Mechanism o ancora di sovrastimare l’uso delle foreste come depositi di carbonio.

 

Electric City al Motor Show di Bologna: Buone notizie arrivano da Bologna dove la mobilità sostenibile si sta prendendo sempre di più i suoi spazi: un’intera area del Motor Show è infatti dedicata alla mobilità elettrica. È l’Electric City, 'powered by Enel', che sarà visitabile nel corso della rassegna motoristica in programma a BolognaFiere e che terminerà 12 dicembre 2010.

Grande risalto è dato alle innovative infrastrutture di ricarica 'intelligenti’, realizzate da Enel e installate al Motor Show all'interno di tutto il padiglione espositivo. All'interno di Electric City 'powered by Enel' le Case automobilistiche e le aziende espongono i propri veicoli ad alimentazione elettrica.La grande novità per il pubblico è la possibilità di testare le autovetture esposte direttamente all'interno del padiglione 30, che ha una dimensione di circa 8.000 metri quadrati, grazie ad un'inedita area indoor per i test drive. In relazione al progetto e-mobility, Vittorio Braguglia, Direttore Generale Mercedes-Benz Cars in Italia, insieme a Livio Vido, Direttore Ingegneria e innovazione di Enel, hanno consegnato la nuova smart electric drive ad Unipol Gruppo Finanziario ed altra aziende milanesi. Le vetture firmate Mercedes-Benz sono dotate di motore elettrico a “zero emissioni”, da 30 kW (41CV), e di un'innovativa batteria al litio in grado di sviluppare 17 kWh, per percorrere fino a 135 km. Presso la sede di ogni azienda sono state installate, e rese operative, le Home Station Enel, infrastrutture per la ricarica mentre ad oggi oltre 100 vetture sono già state fornite a numerose aziende romane, pisane, e milanesi. Enel è il responsabile dello sviluppo, della realizzazione, della messa in funzione e della successiva manutenzione degli oltre 400 punti di ricarica dedicati e del sistema di controllo centrale.

L’azienda ha firmato inoltre accordi con Renaul-Nissan, Piaggio e Poste. Con l’alleanza franco-nipponica è previsto lo sviluppo congiunto di soluzioni integrate per la mobilità elettrica, mentre col gruppo italiano è la collaborazione sarà diretta allo studio delle esigenze di mobilità e ricarica elettrica delle flotte aziendali e degli scooter ibridi e nella proposta di soluzioni innovative ai clienti. Infine, con Poste verranno sviluppate una serie di iniziative a sostegno della mobilità elettrica, a partire da un pilot test per il recapito della corrispondenza con veicoli elettrici nel Comune di Pisa.

 

Nuovo centro commerciale Zara eco-sostenibile: Nel periodo natalizio il consumismo da il peggio di sé in questo mondo dominato dal capitalismo da rapina. Però anche in questo mondo le coscienze iniziano timidamente e lentamente a risvegliarsi. Zara ha infatti aperto a Roma, a Palazzo Bocconi, ex sede storica dei grandi magazzini La Rinascente, il più grande flagship store del mondo completamente a impatto zero. Lo storico palazzo è stato completamente trasformato con un ritorno alle sue architetture iniziali e come punto di riferimento mondiale dal punto di vista ambientale: “Se per il negozio di Atene come ecosostenibilità abbiamo avuto la medaglia d’oro per questo vogliamo il platino” dicono da Zara. L'edificio è dotato di lampade Led che permettono di risparmiare il 30 per cento di elettricità; installazione di un sistema di recupero delle acque che permette di ridurre il consumo di oltre il 50 per cento; monitoraggio della qualità dell’ambiente all’interno del punto vendita (livelli di CO2, temperatura e umidità) che garantiscono il comfort ai dipendenti ed ai clienti.

 

 Italia sempre in fondo alla classifica: come spesso succede ultimamente, l'Italia in molte classifiche di merito a livello internazionale si trova ad occuparne il fondo. Stavolta a bacchettare il nostro paese ci pensa Germanwatch, l’associazione non governativa che ogni anno, in occasione delle conferenza mondiale sui cambiamenti climatici, stila la classifica dei buoni e dei cattivi, analizzando i 60 Paesi che rappresentano oltre il 90 per cento delle emissioni globali di anidride carbonica. Quest’anno Germanwatch, ha sistemato l’Italia al 41° posto su 60 nella graduatoria dei Paesi che emettono più anidride carbonica nel mondo.

E dire che ci sarebbe quasi da tirare un sospiro di sollievo, visto che lo scorso anno eravamo al 44°. Ma quando si vanno a vedere la classifica degli sforzi nelle politiche ambientali non ci resta che piangere: l’Italia, infatti, è al 58° posto. Tradotto: non si è fatto nulla per le tecnologie pulite, le energie rinnovabili, l’efficienza energetica. In una parola: in Italia non abbiamo investito nella green economy.

Spiega Mauro Albrizio, responsabile a Bruxelles di Legambiente: “Tutti i Paesi che si stanno riprendendo dalla crisi stanno investendo in questo. Prendiamo, ad esempio, la Cina e gli Usa. La Cina, che è al 56° posto in politiche ambientali, ha investito in green economy 230 miliardi di dollari. Così gli Stati Uniti: al 54° posto, hanno investito 80 miliardi. L’Italia nulla». In Europa l’investimento in green economy non supera i 30 miliardi di dollari, il 40 per cento dei quali soltanto da parte della Germania. Tra i 27 Paesi dell’Europa la performance climatica dell’Italia è al ventunesimo posto, avanti soltanto a Estonia, Grecia, Slovenia, Bulgaria, Lussemburgo e Polonia. Andrebbe chiesto a quelli che parlano tutti i giorni di “orgoglio nazionale” cosa ne pensano di queste classifiche.

 

10/12/10

Cosimo Biliotti

 
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