L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha individuato i fattori a rischio per la salute presenti nell’ambiente.
Alcuni ,“di base”, sono presenti da sempre negli ambienti di vita; altri ancora, quelli “emergenti” sono da collegare alla modifica delle condizioni climatiche causata, ad esempio, dalla riduzione della fascia dell’ozono.
Tra tutti questi l’OMS ha rivolto particolare attenzione ai rischi ambientali che hanno una maggiore incidenza sulla salute dell’infanzia nelle varie aree del Mondo. Per ciascuno di essi sono suggerite le soluzioni: riguardano le precauzioni che possono essere adottate quotidianamente nelle case, nelle scuole e, quindi, nella comunità in generale; ma anche le azioni che i governi e le organizzazioni internazionali devono porsi come obiettivo per garantire alle nuove generazioni un ambiente più sano, evitando sofferenze e morti. La scelta delle strategie e degli interventi, che possono avere un eccellente rapporto costo/efficacia, è strettamente correlata alla natura e alla gravità dei problemi in relazione ai diversi contesti locali.
Tra i principali fattori di rischio ambientale alcuni appaiono come nascosti e apparentemente privi di importanza, come la permanenza in luoghi chiusi o la formazione atmosferica del polline. Nel primo caso, si parla di una vera e propria esposizione ad agenti inquinanti ed allergeni, con un alto fattore di rischio per le vie respiratorie. Inoltre, il tempo trascorso tra le cosiddette ‘ quattro mura’ raggiunge in media, spesso, il 90%, contro il 10% passato all’aperto : l’ esposizione all’umidità,agli acari della polvere e ai peli di animali domestici è quindi più prolungata. Inoltre, la maggior parte degli inquinanti che sono presenti fuori dagli edifici penetrano all’interno, aggiungendosi al complesso degli inquinanti degli ambienti chiusi. Di quest’ultimi sicuramente, però, il più dannoso è il fumo passivo : colpisce la salute dell’apparato respiratorio e, più in particolare, lede quella polmonare, aumentando, inizialmente, l’affanno e la reattività bronchiale. Nel secondo caso, il polline è un importante indicatore dei cambiamenti climatici globali. La sua presenza, però, è da collegare alla fase stagionale e alla sua intensità,cioè alla frequenza e alla concentrazione raggiunta nei picchi e alla quantità degli allergeni, subordinati alle variazioni di temperatura e gli andamenti delle precipitazioni. In media, la durata della stagione dei pollini in Europa si è allungata di 10-11 giorni negli ultimi trent’anni. Molti studi dimostrano che l’anticipazione delle fioriture è legata al comportamento delle specie annuali : in genere, riguarda maggiormente quelle impollinate dagli insetti che quelle impollinate dal vento.
Tra gli allergeni urbani prevalgono il polline dei platani e della famiglia dei cipressi, che potrebbero aumentare molto nei prossimi dieci anni. Al fine di ridurre la diffusione e l’intensità dei disturbi procurati da questi fattori patogeni, è urgente identificare misure per diminuire o controllare l’esposizione: questo fa parte di una più ampia politica sanitaria basata su una specifica valutazione dei rischi. Durante la Terza Conferenza Ministeriale su Ambiente e Salute i ministri europei si sono impegnati a sviluppare politiche e azioni per realizzare ambienti sani, in particolar modo a favore dell’infanzia, per raggiungere il più alto livello di salute possibile fin dai primi anni d’età. Questo tema occupa, quindi, i vertici dell’agenda politica e individua alcune misure specifiche per i vari settori.
Il piano d’azione è basato sulle evidenze scientifiche, raccolte in tutta la zona europea dell’OMS, e fornisce una cornice in cui gli Stati membri possono sviluppare piani e politiche nazionali adattati alle situazioni locali. Il piano comprende degli strumenti per monitorare e realizzare gli obiettivi, una serie di indicatori e degli studi di caso, inclusi esempi di buona pratica e modi per migliorare l’accesso all’informazione e all’istruzione sulla salute e l’ambiente.
Francesca Toccacielo.
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