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La sensibilit

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I problemi ambientali? Dopo la disoccupazione, al secondo posto tra le paure degli italiani- prima ancora di terrorismo e droga- compare l'inquinamento, seguito a non molta distanza dall'effetto serra.

Finalmente, soprattutto nell'ultimo anno, si registra una forte attenzione dell'opinione pubblica nei confronti dei cambiamenti climatici causati dal surriscaldamento del Pianeta; la natura, a volte, si comporta in modo inaspettato e così, anche grazie all'interesse dei media, la percezione che i cittadini hanno del problema è diventata molto alta : cresce la consapevolezza di una possibile apocalisse ambientale in un futuro non troppo lontano. Le più recenti indagini parlano di " coscienza diffusa” : quasi il sessanta per cento della popolazione risulta sensibilizzata dalla gravità della questione e dalla necessità di apportare soluzioni compensative. Ma la “coscienza” pubblica, proprio perché “diffusa”, va ben oltre : ogni soggetto si sente in onere, in quanto la risoluzione delle problematiche ambientali chiama in causa un insieme di attori, come privati cittadini, istituzioni, agenzie di formazione, che sono corresponsabili nel cercare di evitare ulteriori amplificazioni del problema.

A rivelarlo è la ricerca "Effetto ambiente: come cambia il nostro stile di vita?", condotta in collaborazione con la rivista "Nuova ecologia", il quotidiano di Legambiente, e presentata nel forum "Qualenergia?"; il fine è quello di rispondere  agli interrogativi legati ai problemi energetici. Il dato principale della ricerca è che tre cittadini su quattro ritengono "fondamentale" il rispetto delle norme ai fini della tutela climatico-ambientale. Tra questi, la metà crede che il livello di rispetto sia rimasto inalterato rispetto al passato; l'altro cinquanta per cento, invece, è diviso in parti uguali tra chi denuncia un minor rispetto della normativa e chi, invece, considera tale livello aumentato. La metà degli italiani ritiene di possedere un livello di conoscenza elevato della problematica ambientale (solo un venti per cento ammette una conoscenza limitata del problema) e sono quasi tutti d'accordo che la responsabilità della situazione attuale è da attribuire a fattori umani, tra cui principalmente traffico, impianti industriali, riscaldamento domestico.Perché i ricercatori danno un ottimo voto agli italiani, in materia ecologico- ambientale, quando la realtà quotidiana nazionale - e non solo- si fonda sull’inadempienza degli esseri umani? Semplice, si tratta di molta teoria e poca pratica : secondo lo studio, gli italiani sarebbero "molto disposti" a mettere in atto alcune regole elementari per il risparmio energetico - a cominciare dalla raccolta differenziata dei rifiuti, da un comportamento responsabile nei consumi domestici e dall'installazione di lampadine a basso consumo- La propensione a risparmiare, però, inizia a calare quando si deve mettere mano al portamonete o si devono limitare le proprie comodità giornaliere: scende, ad esempio, se si inizia a parlare di spostamenti con i mezzi pubblici, di utilizzo di capi d'abbigliamento realizzati con fibre naturali e di abbassare la temperatura del riscaldamento nelle abitazioni. Crollo di consensi, poi, nei confronti della limitazione dell'uso dell'auto privata, la tassazione dei parcheggi auto in proporzione alle emissioni inquinanti e, soprattutto, verso il pagamento di un ticket per circolare nei centri cittadini. Inoltre, un importante fattore che incide su questo tipo di ricerca, è la scarsa soddisfazione nei confronti dell'operato dei governi anche nelle pratiche per la tutela climatico-ambientale, rappresentando, in piccolo, la spaccatura della politica italiana in crisi. Francesca Toccacielo.
 
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