"Porta la Sporta!" è un'iniziativa promossa dall'Associazione dei Comuni Virtuosi con il patrocinio del WWF, presso tutti i Comuni del territorio italiano, per invogliare cittadini e amministrazioni a ridurre l'uso della plastica.
L'iniziativa ha ottenuto il patrocinio di numerose Province e Regioni con l'adesione al progetto da parte di Enti pubblici e privati, associazioni e piccole aziende territoriali.
In Italia l'eliminazione dei sacchetti non biodegradabili, a cui la stampa ha fatto riferimento negli ultimi due anni, ben difficilmente potrà avvenire nel 2010, visto che i decreti attuativi non sono mai stati emanati: occorre partire con una mobilitazione dal basso. Diventa dunque estremamente importante rendere consapevole il cittadino della relazione esistente tra un cosiddetto "automatismo abitudinario” e i danni ambientali.
Dei 200 milioni di tonnellate prodotte annualmente circa la metà viene usata per produrre articoli monouso o imballaggi che vengono buttati entro un anno. La quantità di rifiuto plastico monouso che in Europa finisce in discarica o negli inceneritori va dai 5 ai 10 milioni di tonnellate, con costi di smaltimento impressionanti e un forte impatto inquinante. Sostituendo il sacchetto usa e getta con borse riutilizzabili, si vuole promuovere presso i cittadini altre successive buone prassi individuali che riducano l'immissione della plastica nell'ambiente: l'acquisto di prodotti sfusi come detersivi, latte e altri prodotti come la frutta e verdura, l'utilizzo di pannolini lavabili per il neonato, ecc.
Per raggiungere dei risultati concreti sia in termini di riduzione dei rifiuti a monte, sia nel contrasto all'abbandono di plastica e rifiuti nell'ambiente, l'iniziativa invita tutte le parti interessate nella possibile soluzione a fare ognuno la propria parte: cittadini, amministrazioni, aziende, associazioni, scuole.
Il progetto si pone anche come modello di educazione ambientale, ispirandosi ad un piano di azione già sperimentato con estrema efficacia in Inghilterra, chiamato “Plastic bag free cities”.
Francesca Toccacielo.
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